"Per chi, come me, ha avuto la fortuna di vivere per intero, e da protagonista attivo – come gestore di apparecchi da intrattenimento e di sale giochi, e direi ancor di più come Presidente, per quasi vent’anni, dell’Associazione Nazionale Sapar, che dal 1962 è il punto di riferimento essenziale per gli operatori di settore - la storia dell’Automatico e dell’industria del gioco nel suo complesso, sarà sempre difficile capire perché, a livello istituzionale e mediatico, si continui a considerare il passato come un qualcosa da cancellare senza mezzi termini, quasi che fosse motivo di imbarazzo e di vergogna". Questo l’esordio dell’introduzione al libro-raccolta "Per non dimenticare" di Lorenzo Musicco, presidente onorario Sapar e storico personaggio del settore del gioco automatico. Musicco conferma: "sicuramente, i cosiddetti ’coni d’ombra’ erano più diffusi nei decenni scorsi che non oggi, ma ciò è soprattutto conseguenza del fatto che, per troppo tempo, il gioco è stato vittima di una grande ipocrisia di fondo. A ben vedere, infatti, la linea di demarcazione tra i giochi ’buoni’ e quelli ’cattivi’ non è quella tracciata dagli articoli 718 e seguenti del codice penale – che hanno introdotto come elementi discriminati l’aleatorietà (quasi) assoluta e la finalità di lucro – bensì quella stabilita dal decreto 496 del 1948 che, in pratica, riclassifica automaticamente come d’abilità tutti i giochi con vincita in denaro sui quali lo Stato decide di esercitare la propria riserva, o comunque li esonera dall’ambito dell’azione penale. Una riserva, questa, che sino alla fine degli anni ’90 è rimasta ancorata su lotto, lotterie, concorsi pronostici (gli unici ad essere considerati di abilità per intrinseca natura) e scommesse ippiche" dice Musicco.
"Per quanto riguarda gli apparecchi da gioco – continua Musicco - la vicenda è – se possibile – ancor più controversa. Persino la pallina in più concessa dal flipper poteva bastare a configurarlo come gioco d’azzardo: dal 1965, anno della famosa legge Taviani, che la Sapar stessa promosse per scongiurare la possibilità che gli apparecchi automatici fossero banditi dal territorio nazionale, dovettero passare 21 anni prima che il divieto assoluto di concedere qualsiasi forma di premio fosse abbattuto con la ’straordinaria’ concessione – data dalla legge 904/86 – di offrire in premio la ripetizione della partita per non più di tre volte. Un ricordo molto bello – afferma Musicco - dato che quello fu per me il primo successo ottenuto da Presidente Sapar, ma sin da allora ebbi la sensazione – e con me tutti i colleghi – che si fosse ancora in terribile ritardo non solo rispetto a tanti altri Paesi europei, ma alla stessa evoluzione dei tempi. Nei primi anni ’80 l’elettronica invase il nostro settore favorendo l’esplosione di un fenomeno eclatante come quello dei videogames, ma al tempo stesso dando l’impulso all’arrivo dei primi videopoker, che pur non raggiungendo le dimensioni assunte verso la fine degli anni ’90 fu devastante per l’immagine del settore. Allora, certo, i tempi non erano maturi per considerare la possibilità di disciplinare tali apparecchi, piuttosto che reprimerli, anche perché fummo proprio noi operatori – sempre sotto la bandiera della Sapar – a proporci come paladini del “No ai videopoker”, ritenendo giustamente che la nostra attività dovesse essere ancorata sull’intrattenimento ed imperniata su strette sinergie con il sociale. Col passare degli anni - dice ancora - il nostro core business andò a scemare rapidamente: i videogiochi, superata la cosiddetta ’golden age’, hanno cominciato a perdere appeal nei confronti dell’utenza, fino a piombare nella vera e propria crisi, nei primi anni ’90, che oltretutto coincise con l’altrettanto pesante debacle del flipper. La nostra idea fu quella di rivitalizzare tali apparecchi ampliandone la possibilità di vincita: 10 partite o anche 10 gettoni rigiuocabili, o ancora premi in piccola oggettistica. Ci sembrava una proposta ragionevole – che oltretutto ci avrebbe consentito di ampliare l’offerta nelle sale alle macchine tipiche da luna park, quali ad esempio le ruspe e le gru, all’epoca in gran voga - ma l’opera di persuasione nei confronti delle autorità legislative e ministeriali fu a dir poco dura.
Riuscimmo a spuntarla nell’ottobre del 1995, quando con autentico blitz –per il quale non dovremo mai smettere di dire grazie all’On.Aldo Rebecchi – facemmo approvare la legge 425. In molti, col senno di poi, etichettarono quel provvedimento come una legge superficiale e troppo lacunosa, dimenticando quanto essa fosse stata rivoluzionaria, in realtà. L’unico neo della 425/95, semmai, è che oltre ai gettoni e a piccola oggettistica, fu permesso di concedere in vincita anche dei ticket validi come buoni consumazione, come richiesto da altra associazione di categoria. Il ticket divenne facilmente oggetto di speculazioni, ma l’aspetto più grave è che, di lì a poco, l’Italia si tramutò in una grande discarica su cui far convergere le Awp, prevalentemente macchine a rulli meccanici, dismesse negli altri Paesi.
"Mentre noi pensavamo ingenuamente - commenta Musicco – agli apparecchi più innocenti, c’era chi aveva già fiutato l’occasione per rimestare nel torbido, ovvero rilanciare i giochi a premio “mascherati” e quindi i famigerati videopoker. Su questo, è vero, la legge 425/95 era a dir poco lacunosa. Tant’è vero che, come Sapar, dopo aver a lungo invocato l’emanazione del previsto decreto d’attuazione, affinché fossero fissati dei paletti più precisi, ci organizzammo in proprio creando la Commissione CMP425, una sorta di organo tecnico di valutazione degli apparecchi di nuova immissione sul mercato, che distingueva gli skill games (abilità prevalente) e i fun games (intrattenimento prevalente). La Commissione andò avanti per oltre due anni, sulla base di un “codice di autodisciplina” che io stesso avevo approvato facendolo pubblicare sulla rivista Automat. Ma poi essa andò a morire per cause…naturali. Col passar del tempo, infatti, il gruppo di lavoro coordinato prima dal povero Paolo Maggiaioli e poi da Gino Fracchia si trovò nelle condizioni di pronunciare bocciature a raffica, proprio perché le macchine proposte apparivano sempre più lontane dallo spirito della legge 425/95. E la cosa non era certo gradita ai produttori…(alcuni dei quali poi si rivolgevano ad analogo organismo creato da altra associazione, la quale si dimostrò ben più di manica larga). C’è da dire – e non perché ero Presidente anche allora continua Musicco – che la Sapar riuscì a guadagnarsi stima e consensi un po’ ovunque, grazie a questa iniziativa e alla costante campagna anti-videopoker, nella quale confluiscono altresì le azioni svolte a livello locale per cercare una mediazione fra le numerose ordinanze dei questori che, nell’aggiornare le rispettive tabelle dei giochi proibiti, seguivano i parametri più disparati nel determinare l’impostazione degli apparecchi da intrattenimento, creando situazioni spesso difformi da provincia a provincia".
"L’inizio del nuovo millennio è stata un’autentica frontiera per il nostro settore. Ricordo ancora come se fosse ieri l’atmosfera surreale nella quale inaugurammo l’Enada del 2000, apparecchi spenti e locandine affisse su tutti gli apparecchi per protestare contro la Finanziaria del 2001, con le modifiche alla 425 volute dal Ministro del tesoro Visco, che in pratica avrebbero paralizzato totalmente la nostra attività. Io e i miei più stretti collaboratori – che qui non voglio ricordare ad uno ad uno per non commettere fatali omissioni – abbiamo trascorso giornate intere presso tutte le sedi competenti, per far capire la gravità del provvedimento, sempre accompagnati dall’On.Rebecchi".
"Gli esiti, purtroppo, sono stati negativi per tutti. Per noi operatori ed anche per lo Stato, che con la terribile legge 388/00 ha solamente stroncato le aziende sane e poi ridato linfa a chi voleva operare nell’illegalità. Prima di concludere ritengo doveroso fare una dedica ad altri due esponenti parlamentari che mi sono stati straordinariamente vicini nelle battaglie che ho sostenuto successivamente. Dapprima per abbattere finalmente il principio della concessione di vincite in denaro di modesta entità tramite gli apparecchi da gioco, realizzatasi con la legge 289/02 sostenuta dal Sen.Giovanni Brunale. Poi - dice - nel 2007, periodo in cui ero già stato nominato Presidente Onorario, quando grazie all’impegno dell’On.Franco Tolotti, abbiamo ottenuto un prezioso intervento nella Finanziaria 2008 per modificare il comma 6A del Tulps in modo da eliminare qualsiasi dubbio interpretativo sui termini alea e intrattenimento che, qualche mese prima erano stati causa del famoso caso Black Slot".
"Gli atti e i documenti riportati in questo testo sono comunque limitati al periodo 2000-2005, ovvero dalla già richiamata modifica di legge voluta da Visco agli albori delle NewSlot e del regime concessorio, che mi hanno visto in prima linea, come Presidente Sapar, per evitare che i gestori venissero espropriati del proprio lavoro e cercare di mantenerli al centro della filiera del settore, come di fatto è accaduto, anche se ancora dobbiamo continuare a sopportare l’umiliante etichetta di terzi raccoglitori, che ci mantiene in posizione di netto subordine rispetto ai concessionari" conclude.